21 domande e risposte

Un gruppo di docenti provenienti da tutte le realtà culturali del nostro Ateneo, che da tempo riflette in maniera aperta del futuro dell’Istituzione e delle scelte che lo condizioneranno,  ha discusso a lungo delle scelte che il prossimo Rettore dovrà compiere, e ha individuato 21 domande da sottoporre ai candidati.

I nominativi dei docenti che hanno aderito all’iniziativa e le risposte dei candidati alle 21 domande sono visibili al seguente link: http://sites.unica.it/unica15-21/.

Di seguito le mie risposte alle 21 domande:

  1. (…) avremo la distinzione tra researching university e teaching university. Ad alcune si potrà dire: tu fai solo il corso di laurea triennale. (S. Benedetto, Anvur, 2012). Quale è la tua visione del futuro di UNICA? A noi si potrà dire: tale disciplina farà solo corsi di laurea triennale? E quali politiche intendi attuare in proposito?

 

2.  Quali politiche intendi adottare per motivare il personale, docente e non docente, anche e soprattutto coloro che, per vari motivi, non hanno aspettative di carriera?

Il miglioramento della qualità della didattica e della ricerca passa attraverso il lavoro e l’impegno di tutti. Condivisione dei problemi e delle soluzioni: chiarire il compito di ciascuno nel raggiungere gli obiettivi dell’Ateneo, in modo che tutti si sentano partecipi e attori dei risultati positivi che si possono ottenere. In particolare, l’organizzazione dell’Ateneo con la creazione del Piano Strategico renderà trasparenti e condivisi gli obiettivi da raggiungere per non continuare a perdere risorse e anzi, invertire il trend. Ricordo l’importanza sempre maggiore nella valutazione dell’Ateneo della cosiddetta III missione, che premia, tra l’altro, anche forme di divulgazione verso i cittadini. Sono sicura che queste attività potrebbero vedere la partecipazione di molti, con ricadute sia personali, sia per i Dipartimenti coinvolti sia per l’Ateneo.

Sono convinta che riconquistare il senso di appartenenza sia uno dei compiti più importanti e decisivi per la sopravvivenza dell’Ateneo e io lo considero prioritario.  Quindi, da una parte fare in modo che tutti si sentano all’interno di un progetto condiviso, con ruoli e obiettivi precisi, e pertanto attori del miglioramento delle performance dell’Ateneo, dall’altra fornire la gratificazione del riconoscimento di quanto fatto.

3. Secondo te quale dovrebbe essere il rapporto tra il numero di ricercatori a tempo determinato reclutati e il loro possibile accesso alla docenza di ruolo?

Non farei necessariamente un rapporto ma cercherei di facilitare l’ingresso di tutti gli abilitati, siano essi RTD o RTI o PA. Certo non è facile, con le poche risorse che arrivano, ma possiamo simulare il possibile aumento di risorse grazie al raggiungimento degli obiettivi che ci daremo e ragionare di conseguenza; dovremo tenere conto delle criticità di discipline fondamentali in un determinato Corso di laurea così come dovremo guardare anche alle eccellenze. Intanto, dobbiamo considerare la legge 240/10 e il Milleproroghe che ha modificato, ma mantenuto, il rapporto tra chiamate di I Fascia e RTDB (ora è 2 a 1) e l’altra postilla, sempre nella stessa legge, che anticipa il turn-over prevede del 100% dei Punti Organico lasciati dai RTDA che passano ad altro ruolo (RTDB o II Fascia) o che lasciano l’Ateneo negli anni 2014-2016.  Possiamo cosi creare un fondo ad hoc che si rigenera ogni volta e programmare gli ingressi, almeno fino a che non avremo più risorse da spendere. Certo per attuare queste politiche dobbiamo fermare l’emorragia di risorse determinata dal Costo Studente Standard. Per concludere, esistono reali possibilità insite nelle norme per far entrare il numero più alto possibile di RTDA e di contrattisti bravi (molti di loro con l’abilitazione nazionale già acquisita o comunque in possesso dei requisiti obbligatori). Per quanto mi riguarda, posso affermare che condivido le proposte del CUN in relazione al Reclutamento proprio perché la posizione di RTDA è molto ambigua e confondente.

 4. Quali politiche attuerai per attirare giovani ricercatori competenti anche dall’estero?

L’obbligo di legge di spendere più del 20% dei Pu Organico per “Esterni” ci permette di fare delle scelte valide. Intanto, proporre a giovani ricercatori sardi, che hanno deciso di continuare la loro crescita professionale all’estero, o a ricercatori già affermati e che vogliono tornare in Sardegna, una posizione di ruolo nel nostro Ateneo (basta non avere rapporti con UNICA da almeno tre anni), garantendo loro la possibilità di fare ricerca nella disciplina di appartenenza, prevedendo l’organizzazione degli spazi per permettere l’espletamento della loro ricerca. Si può anche condividere la scelta di una premialità per il dipartimento che, grazie a queste politiche mirate a risolvere le criticità, migliori la propria performance.

  1. Pensi che l’attuale sistema di valutazione dell’attività dei docenti debba essere modificato? Ritieni che un sistema premiale simile, basato su indicatori misurabili, oltre che sulla rilevazione dell’opinione degli utenti, debba essere usato anche per il personale TA?

I maggiori esponenti dell’ANVUR in più occasioni hanno chiaramente detto quale è lo scopo del loro lavoro: separare le Researching University dalle Teaching University e far chiudere diverse università nel territorio italiano. Ecco perchè il sistema di valutazione attuale non può essere né accettato né sostenuto. Certo, la valutazione deve essere fatta, con criteri il più possibile condivisi, e deve servire per porre obiettivi qualificanti agli atenei e ai docenti, in una visione etica della spesa pubblica. Certo che anche il personale TA deve avere un sistema di valutazione più vicino al raggiungimento degli obiettivi di Ateneo, ma per fare questo è imprescindibile dare obiettivi chiari e condivisi ai Dipartimenti e ai Corsi di laurea in modo che la valutazione venga fatta di conseguenza.

Tornando ai sistemi di valutazione è ampiamente dimostrato che le bibliometrie dei SSD sono calibrate male, tanto da avere reso abbastanza inaffidabili i risultati della VQR confrontati con il WEB of Science. Sono in molti a dimostrare che nella VQR non c’è uniformità di giudizio tra le aree e anche all’interno delle aree e le classifiche sono risultate molto più del prevedibile inaffidabili ed arbitrarie. Un utile esercizio è leggere il REF2014 inglese e controllare con quanta cautela e scrupolo tecnico il sistema di valutazione inglese tratta gli indici bibliometrici….. e la trasparenza dei risultati….. Ecco vorrei che il nostro sistema si avvicinasse molto di più a questo, piuttosto che inventare noi criteri a dir poco capziosi.

Non mi sta bene valutare la ricerca per far chiudere sedi universitarie, piuttosto per evidenziare le criticità da correggere in un tempo definito. Soprattutto non voglio farlo se a prescrivere questa “cura” sono personaggi “competenti” che affermano che l’Università italiana non ha un ruolo significativo nel panorama della ricerca mondiale (leggere per la doverosa smentita Nature 2012 che afferma che nella qualità della ricerca, quella fatta dagli USA è stata superata da UK nel 2006 e dall’Italia nel 2012….). Vorrei anche aggiungere che la cura draconiana a cui viene sottoposta l’Università da molti anni otterrà sicuramente l’effetto di provocare la diminuzione dell’offerta formativa e in merito alla leggenda metropolitana che gli universitari sono troppi ricordiamoci che nel 2010 (ante Gelmini) il rapporto tra accademici e occupati in genere era in Italia 0.15% e, per esempio, in UK era 0.49%…….

Per cui la mia risposta è: si, il sistema DEVE essere modificato e se proprio dobbiamo copiare, copiamo bene!

  1. Le pubbliche amministrazioni (…) provvedono alla predisposizione dei piani di sostituzione degli archivi cartacei con archivi informatici (Codice dell’amministrazione digitale, 2005). Quali politiche intendi promuovere in proposito?

Dobbiamo assolutamente dotarci di un archivio informatico dove inserire tutti i dati della nostra Università relativi alla didattica, alla ricerca, alla gestione: una università moderna e efficiente non può farne a meno e ritengo che l’investimento necessario per creare e mettere a regime l’archivio informatico di UNICA sia uno dei primi da far partire. Valuteremo con attenzione le opportunità di fondi ad hoc, ma in ogni caso UNICA deve comunque dotarsi di questo strumento. Ovviamente molte Università in Italia si sono già organizzate in questo senso e pertanto una analisi dei risultati e delle criticità dei sistemi già adottati ci aiuterà a fare la scelta migliore. Non dimentichiamo che la presenza di numerosi obiettivi e relativi indicatori che regolano l’acquisizione di risorse dal MIUR da parte delle università rende non più dilazionabile questa scelta per evitare brutte sorprese e per essere consapevoli di quello che ci spetta e ci aspetta come Ateneo.

  1. Quali sono i tre provvedimenti più urgenti che adotterai per ridurre il peso della burocrazia Universitaria? Attraverso quali modalità e tempi pensi di implementarli?
  • Creare di un team a progetto con il compito di semplificare e armonizzare i regolamenti, con adozione delle norme nazionali ed europee, riducendo all’essenziale il controllo e incentivando la comunicazione informatica, disincentivando l’uso del cartaceo, responsabilizzando figure intermedie nel percorso di approvazione, in accordo con il Direttore Generale dell’Ateneo per tutta la parte amministrativa.
  • Verificare l’esistenza nei dipartimenti così come nei corsi di laurea e nelle direzioni amministrative di compiti ripetuti eseguiti da più persone e razionalizzare queste attività centralizzandole anche tra più strutture.
  • Intervenire a livello centrale, MIUR e CRUI, per riportare le Università nel parastato, come prima del provvedimento Monti che, catapultandoci nella PA, ha reso estremamente difficile e complicato lo svolgimento del nostro lavoro.
  • La tempistica, per essere credibile, deve essere definita e potrò farlo solo quando avrò chiarezza delle forze disponibili, posso solo impegnarmi a considerarli, come sono, prioritari.
  1. Quale è il tuo giudizio sull’azione dell’apparato amministrativo di UNICA, e quali dovrebbero essere le modifiche dell’organizzazione?

Il personale amministrativo è motore del processo di rinnovamento dell’Ateneo e come tale si è impegnato nell’apportare tutte le modifiche richieste dalle normative vigenti anche se, come per tutte le componenti dell’Ateneo, dovrà migliorare le proprie competenze e progredire professionalmente.

Ritengo fondamentale: a) premiare il merito, riconoscendo il ruolo determinante svolto dal personale attraverso un patto che, stabilendo obiettivi e valutazione dei risultati, premi davvero competenza e impegno; b) promuovere la partecipazione anche nella parte riguardante la nuova progettualità; c) aumentare la possibilità di formazione sia in termini di conoscenze su argomenti sia di interesse generale, sia di interesse più specifico per le varie componenti , comprese quelle tecniche. E’ fondamentale promuovere e migliorare i processi di comunicazione interna per raggiungere la massima integrazione dei processi. Ciò sarà raggiunto attraverso gruppi di lavoro che individuando nuove necessità e criticità ne identifichino le soluzioni. Bisogna razionalizzare il lavoro in modo da dare risposte puntuali all’utenza. Per questo vorrei aumentare la partecipazione del personale al governo dell’Ateneo e al processo di “problem solving”. In questo senso, l’impulso alla informatizzazione e alla facilitazione delle incombenze burocratiche è funzionale al miglioramento dell’efficienza. 

  1. Pensi che la governance di Ateneo, a livello centrale e periferico, debba essere riformata? Se si, in che direzione?

La rivisitazione armonica e semplificativa dello statuto e dei regolamenti sarà tra le prime azioni da affrontare. Il ruolo del Rettore dovrà essere quello di coordinare un sistema di governo delle tre realtà universitarie: studentesca, tecnico-amministrativa, docente. I due fondamentali strumenti di governo saranno anch’essi riformati: il Senato Accademico dovrà dedicarsi alla progettazione del futuro dell’Ateneo, il CDA alla programmazione delle risorse nell’interesse collettivo. Il potenziamento dei compiti della Consulta dei Direttori di Dipartimento darà  voce alle proposte dei dipartimenti, cuore della didattica e della ricerca; le Strutture di Raccordo, se mantenute, saranno efficienti, eliminando tutte le sovrapposizioni. Una Conferenza di Servizio dell’Ateneo sarà poi utile per il confronto. Nel mio progetto il SA e il CdA, lavoreranno di concerto ma ognuno nei propri ambiti di competenza, congiuntamente ai Team a progetto coinvolti, dovranno discutere e approvare il Piano della Ricerca, della Didattica e dell’Alta Formazione di Ateneo, o Piano strategico dell’Ateneo che verrà costruito “bottom up”. Il Governo sarà così organizzato: a) una equipe formata dal Rettore e dai Prorettori (prorettore vicario e 4-5 prorettori) con il compito di definire i progetti e le proposte da portare alla decisione del CDA e del Senato. Le figure dovranno avere come caratteristica fondamentale la competenza, l’essere personalità non conflittuali, avere il gradimento della struttura di provenienza (e poi ovviamente del Senato), essere in sintonia con me per valori e obiettivi; b) delegati del Rettore, da considerare come responsabili di gruppi cui partecipano Ricercatori e/o Associati e/o Ordinari e personale TA, e studenti, scelti sulla base delle competenze, per approfondire la preparazione di progetti, tesi alla soluzione di problemi dell’Ateneo. 

  1. Un pezzo di città occupato da UniCa si svuota. Cosa pensi debba essere realizzato nelle strutture in fase di dismissione?

Dovremo valutare l’effettiva recettività delle infrastrutture in via di completamento; approfondire le necessità di spazi da dedicare alle attività di didattica, di ricerca e amministrative dell’Ateneo, con particolare attenzione alle esigenze dei dipartimenti localizzati in città; impostare un piano di ampliamento delle strutture necessarie alle attività di studio (biblioteche e sale lettura) e di approfondimento dedicati agli studenti, queste ultime anche polivalenti, cioè non legate ad uno specifico Corso di Studi; valutare insieme al Comune e alla Regione la possibilità, una volta completate le esigenze descritte, di creare realtà museali (museo della scienza interattivo per esempio). Insomma, ci sono delle necessità prioritarie legate alle attività degli studenti e del personale dell’Ateneo che devono essere quantificate e rispettate e poi si potrà sicuramente investire in attività sempre culturali molto importanti e necessarie.

  1. L’Ateneo avrà una politica pluriennale della ricerca? Quali criteri e parametri adotterai nella attribuzione dei fondi di finanziamento alla ricerca gestiti dall’Ateneo?

Intendo definire in modo condiviso e partecipato un piano pluriennale della ricerca e potenziare i “Servizi Comuni per la Ricerca” tecnologici e scientifici rivolti anche al campo umanistico e delle scienze sociali. Essi dovranno interagire, cooperare e creare una sinergia razionale con le realtà della nostra Università e del territorio. Nell’ambito dei delegati del Rettore, ci saranno i “team a progetto” composti da docenti e amministrativi competenti che in questo caso si occuperebbero di Progetto Finanziamenti,  con il compito di individuare i bandi locali, regionali, nazionali e internazionali di Istituzioni e di Fondazioni per aumentare la capacità di attrarre fondi per le attività di ricerca, di didattica, di orientamento etc. e di valorizzazione della ricerca (Vedi Allegato 6 del mio programma). Per la buona riuscita di una progettualità europea, sarà necessario dotarsi di una struttura amministrativa competente. Sarà fondamentale valorizzare, anche in questo contesto, i RTD e gli assegnisti, il personale tecnico, preziosi per l’attività di ricerca del nostro Ateneo.

Relativamente ai fondi di origine ministeriale, nel mio programma sono descritti diverse azioni per migliorare gli indicatori relativi al FFO, al Turn-Over , alla Premialità e poter avere maggiori risorse. Mentre per la attribuzione sarà necessario usare i parametri condivisi e in parte anche già in uso, avendo come obiettivo sia il miglioramento delle criticità sia la valorizzazione dei punti di forza. Fondamentale puntare a aumentare la qualità media della nostra ricerca e pertanto la premialità per merito ma garantendo a tutti i ricercatori attivi una base minima di finanziamento. Non potremo prescindere da un sistema di valutazione che dovrà ovviamente tenere conto degli indicatori ministeriali ma nello stesso tempo, sulla base del Piano Strategico, sostenere le criticità soprattutto se di discipline cuore dell’offerta formativa del nostro ateneo. Impresa non facile per una università generalista, ecco perché particolare attenzione dovrà essere data a come migliorare gli indicatori per ottenere maggiori risorse ministeriali. 

  1. Cosa pensi debba essere fatto per migliorare la valutazione dei dottorati di ricerca con riferimento agli indicatori ANVUR? Credi sia giusto, e opportuno, avere dottorati di ricerca in tutte le aree?

Una Università Generalista come la nostra deve portare avanti il meglio della nostra offerta formativa in tutte le aree e discipline. Se esiste un corpo docente in grado di passare l’accreditamento nazionale del dottorato, qualunque sia l’area di riferimento, il Rettore ha l’obbligo di sostenere la richiesta. Ricordiamoci che il dottorato prepara le figure che poi, sulla base delle risorse disponibili, faranno crescere le varie discipline presenti in Ateneo e pertanto dobbiamo fare in modo che questo percorso sia vitale ed efficace in modo diffuso. Se ci saranno criticità molto pesanti, valuteremo l’opportunità di fare dottorati con altri Atenei, in modo condiviso e trasparente. Mi impegno a considerare con attenzione tutte le proposte di dottorato e a sostenere il corpo docente nel migliorare la proposta o nel mettere le basi per migliorare la proposta in tempi brevi. L’ANVUR ha dichiarato l’obiettivo di chiudere il numero più elevato possibile di dottorati e noi dobbiamo essere intelligenti nel contrastare questa politica suicida.

Pertanto, il nostro Ateneo deve sviluppare ulteriormente l’Alta Formazione legata al Dottorato di Ricerca e alle Scuole di Specializzazione, ai Master abilitanti e professionalizzanti, alla attività di Formazione Continua, ai Corsi di Perfezionamento. il DM 8/2/2013 n. 45 (Allegato 4 del mio programma). Il Regolamento recante le modalità di accreditamento delle sedi e dei corsi di dottorato è già stato applicato con risultati soddisfacenti nel nostro Ateneo ma nel mese di dicembre 2014 è stato emanato il documento finale (Allegato 5 del mio programma) contenente altri indicatori di valutazione sui quali dovremo essere preparati se non vogliamo perdere la parte più qualificante, insieme alle specializzazioni, della offerta formativa post-laurea, direttamente legata alla qualità della nostra ricerca. Ecco che anche la politica dei dottorati si lega indissolubilmente al potenziamento della qualità della nostra ricerca, descritto in molti punti del mio programma.

  1. Come intendi ridurre gli abbandoni dei corsi di laurea di primo livello? Come intendi incrementare immatricolati e studenti in corso, specialmente nei corsi Magistrali?

Punto portante della nostra Università deve essere la qualità dei servizi che si offrono agli studenti, dal diritto allo studio all’orientamento pre e post lauream.  Ritengo fondamentale affrontare da subito, con il coinvolgimento attivo delle componenti dell’Ateneo, un’azione programmata di orientamento.  Il nostro Ateneo ha perso negli ultimi anni quote rilevanti di iscritti, e sappiamo come in futuro questo dato condizionerà pesantemente le risorse del FFO. Nei prossimi anni, per effetto del decremento demografico, il numero dei diplomati tenderà a diminuire ulteriormente,  ci troviamo di fronte ad un problema di ordine strutturale – demografico- e congiunturale – gli effetti della crisi economica, particolarmente grave nella nostra isola, riorientano le scelte delle famiglie. Ritengo pertanto che un piano straordinario per l’orientamento sia urgente.  Mi adopererò per fare accordi con le Autorità Locali per favorire la fruizione da parte degli studenti delle opportunità e dei servizi offerti dalle istituzioni locali. Dobbiamo migliorare la ricettività per gli studenti, ampliando gli spazi ricreativi e di ritrovo, ottimizzando i rapporti con l’ERSU e collaborando con la Regione e con il Comune sui progetti già presentati, o che dovessero vedere la luce nei prossimi mesi. Il problema dei fuori corso in eccesso non è di semplice soluzione. L’aumento della qualità dell’offerta formativa e dei servizi, associato ad un reale sistema di verifica e di incentivi/premialità del merito, potrebbe incidere anche sull’aspetto “motivazione” e di conseguenza sul problema “fuori corso”. Due sono i punti cardine di cui dovremo tenere conto: da una parte orientamento e tutorato, dall’altra valutazione della qualità della didattica (monitoraggio delle carriere degli studenti e Alma Laurea) in modo da ristrutturare i corsi e razionalizzare la docenza, con conseguente riduzione dell’attuale parcellizzazione. Dovremo valutare la possibilità, dietro reperimento di risorse ad hoc o di risorse interne all’Ateneo, di attivare programmi di “coaching”, per stimolare la motivazione degli studenti, o di “counseling”, per stimolare la presa di coscienza di una scelta sbagliata o frettolosa.

  1. Quali credi debbano essere le modifiche dell’offerta formativa conseguenti all’adozione del costo standard di formazione?

L’offerta formativa va riorganizzata e non necessariamente ridotta e limitata: occorre insistere nel razionalizzare la didattica con le risorse (umane, scientifiche, tecnologiche, strutturali) di cui si può disporre, senza rinunciare agli obiettivi condivisi di Ateneo. Certo, il costo studente standard (Allegato 3 del mio programma) e le sue ricadute sul FFO impongono scelte ponderate che tuttavia non devono venir meno all’obbligo costituzionale del diritto allo studio, ma anzi devono opporsi al tentativo di desertificazione culturale. La nostra offerta formativa deve mantenersi diversificata e flessibile per soddisfare le esigenze culturali, e di conseguenza professionali, di una popolazione studentesca variamente composta, con esigenze differenti. Dovremo pensare ad un potenziamento di tutta l’offerta formativa con attenzione al post-laurea (dai master alle Summer School) e se necessario organizzare Corsi di laurea condivisi con altri Atenei per non abbassare il livello culturale della nostra proposta.

  1. Attualmente una quota fondamentale delle entrate di ateneo è garantita dalla Regione Sardegna: come intendi debbano essere in futuro i rapporti UNICA-RAS su questo aspetto?

I rapporti con la Regione dovranno essere privilegiati e improntati al rispetto dei reciproci ruoli istituzionali. La scelta di indicatori e di sistemi di valutazione condivisi, funzionali ad una presentazione non autoreferenziale, sarà alla base dell’impegno, sempre trasparente, da parte dell’Ateneo. In varie parti del programma sono previste interazioni proficue con l’ Istituzione Regionale, verso la quale va ribadito il massimo rispetto, con la convinzione che l’Ateneo cagliaritano gode, presso di esse, della stessa considerazione. Di sicuro il ruolo del Rettore da me inteso non pretenderà di sostituirsi alle competenze di altri ma, consapevole del significato e del ruolo dell’Università, ricercherà sempre il punto di contatto e il rapporto non potrà che essere basato sulla trasparenza. L’interazione progettuale attraverso il Piano della Ricerca, della didattica e dell’Alta Formazione o Piano Strategico di Ateneo sarà la base di discussione, conterrà la dichiarazione di quello che siamo e di quello che vorremmo essere, ovvero il fulcro della cultura e della formazione che per essere tale deve proiettarsi all’esterno e ricercare sinergie. La Regione, grazie alla legge regionale n. 7 del 2007, è un nostro interlocutore privilegiato per promuovere il “Sistema Regionale della Ricerca e dell’Innovazione Tecnologica”, e mantenere il nostro Ateneo tra i migliori. Mi impegno a stimolare ulteriormente questo rapporto già valido.

A quanto scritto si aggiunge ora la necessità di attivare un confronto costruttivo con l’Autorità Regionale anche per contrastare i danni insiti nel Costo Studente Standard. La riqualificazione del nostro Ateneo deve contrastare la “licealizzazione” degli studi universitari, prestando la giusta attenzione alla didattica e elevando le sue prestazioni,  grazie alla ricerca di qualità fatta in Ateneo. Dovremo rispondere alle esigenze degli studenti, approntando servizi alla didattica mirati a contenere gli abbandoni, evitare la frammentazione dei percorsi, la parcellizzazione dei corsi, ampliare l’internazionalizzazione, e potenziare i raccordi con il mercato del lavoro. Si evince che in tutto ciò il rapporto con la Regione sarà necessariamente improntato alla massima collaborazione e interazione sulla base di progettualità fatta con indicatori significativi e condivisi. Dovremo operare ovviamente all’interno delle direttive ministeriali ed europee, ma anche attraverso lo sviluppo di forme innovative di didattica per “catturare” nuovi utenti.

16. Che cosa pensi della federazione UniCa-UniSS?

Ritengo indispensabile dare inizio ad un processo teso a ricercare tutte le sinergie possibili con l’altro ateneo della nostra regione per razionalizzare il più possibile le risorse. I due Atenei sardi costituiscono uno dei principali fattori di sviluppo culturale ed economico per la nostra regione: nel rinnovamento culturale, nella promozione della crescita scientifica e tecnologica, nella formazione della classe dirigente. Sono convinta che la collaborazione, anche se di non semplice attuazione, possa portare ad un risultato positivo sia dal punto di vista della qualità della ricerca che dell’Alta Formazione per tutto il territorio. 

17. Quale è la tua posizione nei confronti delle sedi decentrate?

Come sapete e come ripeto anche negli incontri in ateneo se dipendesse da me non chiuderei mai neanche un asilo con 2 bambini. Le esigenze di bilancio ci dicono purtroppo altro e noi dobbiamo ovviamente fare attenzione, soprattutto dopo l’emanazione del costo studente standard. Le sedi decentrate devono essere in grado di fare una didattica di qualità e di attrarre studenti. La Regione è un interlocutore importante per lo sviluppo di queste sedi e pertanto il coordinamento con gli organismi regionali è fondamentale. Dovremo fare un team a progetto, anche con l’inserimento di figure regionali, che valuti i miglioramenti possibili per la qualità della didattica e per scelte finalizzate a corsi di laurea specifici sempre con l’idea di stimolare la formazione di quel “pensiero critico” che secondo me è lo scopo principale di una Università.

18. Ritieni che il modello dell’Azienda Ospedaliera Universitaria sia adeguato e coerente con le esigenze  dell’Ateneo e del territorio? Cosa pensi dell’accorpamento tra l’AOU e altre aziende ospedaliere?

Il modello è quello previsto dalle norme attuali e vede l’esistenza di una struttura assistenziale che si coordina con i Dipartimenti e la Facoltà per tutte le esigenze legate  alla ricerca e alla didattica. Se a livello nazionale fossero presenti ipotesi di modifica tese a potenziare questi aspetti, sarò sicuramente attenta a coglierne lo spirito e a riportare la discussione nel nostro Ateneo, come sottolineato di seguito. In ogni caso, sarà prioritario e fondamentale sostenere una progettualità che dia un ruolo definito all’AOU di Cagliari nell’immediato e nel lungo periodo. Dobbiamo tendere alla realizzazione di un Ospedale di Ricerca rispondente alle esigenze didattiche nello spirito del Dlgs 517/99, emanato con questa esclusiva finalità. Per raggiungere questo obiettivo, sarà necessaria una forte interazione e mediazione con la Regione e la Direzione Generale, tesa a definire gli interventi per completare la funzionalità della struttura presente nella sede di Monserrato. Sono stati sbloccati con l’APQ i 40 milioni di euro destinati  a coprire parte delle necessità. Si dovrà operare, necessariamente condividendo  il  progetto con gli organi della RAS, per acquisire tutti i fondi mancanti per completare il progetto. Risoluzione del contenzioso relativo all’applicazione della legge 517/1999 ed alla revisione dei fondi accessori per il personale universitario, in modo che le carriere, e  comunque gli emolumenti accessori, siano in linea con quelli del personale ospedaliero di pari mansioni e grado. Migliorare l’integrazione assistenza/didattica/ricerca nell’ambito AOU che rappresenta la piattaforma formativa pratica dei tanti giovani iscritti ai plurimi Corsi di Laurea e delle Scuole di Specializzazione di area sanitaria. Non sono a conoscenza di accorpamenti, ma nel caso si volessero accorpare altre strutture alla attuale AOUCA condividerò la valutazione dell’opportunità e del rapporto costo/beneficio con la Facoltà e ovviamente il DG dell’AOUCA.

19. Ritieni che il modello di gestione del diritto allo studio, basato sull’interazione ERSU-UniCa sia adeguato e coerente con le esigenze degli studenti?

Questo modello esiste in moltissime regioni italiane e quello che posso dire è che dobbiamo potenziare l’interazione tra queste due istituzioni. Solo così potrà esserci un risultato finale sempre più vicino alla risoluzione dei problemi e alle aspettative degli studenti. Le due istituzioni devono rafforzarsi e coordinarsi maggiormente per portare avanti iniziative congiunte non solo localmente ma anche, per esempio, per partecipare a progettualità extra-regionali o addirittura europee da dedicare alle necessità culturali, di sviluppo, di interazione con il territorio degli studenti.

  1. Come pensi che il paradigma della tripla elica (ovvero il modello che descrive le modalità di interazione fra i tre attori fondamentali dei processi innovativi: le Università ed i Centri di Ricerca, il Governo e le Aziende) possa essere attuato e reso operativo in Sardegna?

Questa domanda implica una dovuta e  non discutibile accettazione di tutti i paradigmi insiti nel modello. Per quanto mi riguarda vorrei fare una Conferenza di Ateneo sull’argomento andando a discutere le luci e le ombre che sono insite in questo modello. Faccio un esempio: nel momento in cui si sostiene che “Lo Stato va configurandosi sempre più come il soggetto che scrive le regole del gioco e ne assicura il rispetto, incoraggiando relazioni sistemiche e profonde tra imprese e università, in una più ampia azione tesa a realizzare quelle migliori condizioni di contesto e di sistema necessarie per favorire la crescita della capacità di innovazione del Paese” e “non svolge più il compito di sostenere finanziariamente l’attività di ricerca…..” vorrei discutere le implicazioni relative al destino della ricerca fondamentale o di quella umanistica, che hanno una enorme difficoltà a reperire fondi dal privato, per arrivare a realtà locali, come la nostra, dove per ragioni prettamente economiche non esiste una vera ricerca finanziata dal privato. So bene che questo modello sembra essere al momento un destino ineluttabile anche in Italia, il problema è che io non sono per niente convinta della efficacia del modello e non mi risulta che questa efficacia sia stata davvero scientificamente provata, per ora.  Anzi, paesi assertori iniziali di questo modello ne stanno ora discutendo la reale efficacia. Per cui la proposta è: ragioniamoci insieme in modo approfondito, non vediamone solo gli aspetti positivi, che indubbiamente ci sono, ma valutiamo il paradigma nel suo complesso simulando la sua applicazione nella realtà della nostra Regione in modo da prendere decisioni condivise ma soprattutto in modo consapevole e informato.

  1. In conclusione: quali saranno i 3 atti più importanti nel primo anno di mandato?
  • Rivisitazione dello statuto e dei regolamenti (team a progetto dedicati) per armonizzare e semplificare, in modo trasparente e condiviso, potenziamento della Consulta dei Direttori di Dipartimento, riorganizzazione della struttura amministrativa
  • Impostazione immediata del processo di organizzazione necessaria al raggiungimento degli indicatori ministeriali principali grazie: a)all’approfondimento della qualità dell’Offerta Formativa, con particolare attenzione anche alle esigenze del territorio, b) al potenziamento dell’Ufficio Europa e di quello Finaziamenti e Valorizzazione della Ricerca per migliorare i nostri parametri e avere maggiori risorse, c) stesura del Piano Strategico di Ateneo e d) nuova progettazione dell’Orientamento
  • Impostazione di un piano relativo alla manutenzione degli edifici e all’utilizzo degli spazi resi liberi
  • Immediato coordinamento con l’ERSU per iniziative comuni.

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